SOTTO L’OMBRA DEL PRUNO FIORITO – Giovedi 05/12/2013

SOTTO L’OMBRA DEL PRUNO FIORITO – Giovedi 05/12/2013

(rubrica bisettimanale, giovedi e domenica, di approfondimento degli Haiku degli antichi maestri)

la primavera parte:

pianto tra gli uccelli e lacrime

negli occhi dei pesci

 

piogge di prima estate:

si accorciano le zampe

delle gru

Matsuo Basho (1644-1694)

DSC00539

Matsuo Basho, il sommo poeta giapponese, venerato già durante la sua vita come un santo, nacque a Ueno nel 1644 da una famiglia di samurai.

Il grande incendio che devasta Edo, la città nella quale si era trasferito nel 1672, colpisce anche la sua casa e da inizio alle sue lunghe peregrinazioni; ogni anno percorre faticosi e lunghi viaggi in Giappone, tanto da essere definito un “eremita errante”.

La sua poesia nasce appunto dalla perfetta fusione tra solitudine, povertà e spirito di osservazione della natura durante i suoi numerosissimi viaggi.

Basho, invecchiato e prematuramente vecchio, morì di febbre nel 1694 e si racconta che ai suoi funerali vi fossero più di duemila discepoli.

Da ricordare Oku no hosomishi (La stretta strada per Oku), una raccolta del 1689 che racchiude una splendida prosa incastonata di hokku  e le sette antologie curate da Basho, tra cui Fuyu no hi (Giorno d’inverno) e Sarumino (Il mantello della scimmia).

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6 pensieri su “SOTTO L’OMBRA DEL PRUNO FIORITO – Giovedi 05/12/2013

  1. Bellissimi entrambi gli haiku, sto sul secondo: la gru è in Giappone di buon augurio, simbolo di fedeltà, in quanto rimane fedele al suo/a compagno/a per tutta la vita: piccola pioggia, piccoli torti, non devono lasciare che accorcino le gambe della gru, che ‘rallentino’ l’amore, l’amicizia, perché amare significa anche accettare i difetti l’uno dell’altro.

  2. COMMENTATE NUMEROSI QUESTI HAIKU DEL SOMMO BASHO ED ESPRIMETE TUTTO IL VOSTRO SENTIRE: COMMENTATE ANCHE DIRETTAMENTE SUL BLOG OPPURE IN QUESTO SPAZIO, DOVE PREFERITE! BUONA GIORNATA A TUTTI, GRUPPO DEL SUSINO MAGICO!
    (Massimo Baldi)

    Il primo haiku potrebbe avere più di un significato, ma quello predominante è l’emozione che si prova nell’arrivo della stagione nuova che rallegra l’anima, il tepore del sole sulla pelle, il canto degli uccelli la mattina, l’aria frizzantina della mattina, lo splendore del cielo e dei suoi colori, il profumi dei nuovi fiori che sbocciano e rimane nell’aria… e la Rinascita!
    (Silvia Nava)

    Una curiosità su Matsuo Munefusa: vicino a Edo un allievo gli mise a disposizione una casa e gli regalò un banano (basho in giapponese) del giardino che non dava frutti e Matsuo scelse di chiamarsi Basho perchè, sempre si dice, si sentiva allora come quel banano, che rigoglioso viveva in attesa di dare di sè il meglio. E fu l’inizio del periodo dello studio del buddhismo zen e del taoismo. Sino all’incendio di Edo. Se non si fosse capito, io amo tutti i grandi maestri, ma adoro Basho !!!
    (Maria Carmela)

    Io ho inteso il primo haiku come espressione di distacco: finisce la primavera e gli animali che pur vanno incontro all’estate si sentono spaesati, lasciano il noto verso l’ignoto, e le lacrime permettono alla tristezza di essere e sgorgano come purificazione. L’acqua la troviamo anche nella pioggia successiva, qui le gru sostano dalle loro danze, accorciano le gambe, si chiudono e non si fanno turbare dalle piccole disavventure quotidiane (le gocce). In tutte e due gli haiku a mio avviso c’è la bellezza triste del wabi-sabi, del cambiamento consequenziale di prospettiva che potrebbe dare luogo al passaggio, al mutamento profondo, alla rinascita
    (ManIn Frack)

    ottima interpretazione, Donatella
    (Maria Carmela)

    Che dire di Basho? A me sono sempre piaciuti i suoi haiku. La semplicità e la leggerezza e la linearità. Quando lessi per la prima volta lo haiku pianto di uccelli e lacrime negli occhi dei pesci rimasi sbalordito per quanto siano stati enfatizzate alcune emozioni umane e tradotte in natura, con immagini così semplici e vere.
    Gli haiku di Basho sono anche questo tradurre le emozioni umane con parte del creato/della natura.
    (Marco Pilotto)

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